Fermati un attimo…
In questi giorni di ferragosto, nel relativo riposo e nella tranquilla sonnolenta pigrizia, con una temperatura quasi tropicale, sigillata nel mio studio, osservando vecchi album di fotografie non più lucide, ma appiccicate tra loro, mi sono fermata un attimo a pensare alla condizione di molte donne che come me hanno già superato la metà della vita e possono dire di avere all’attivo, in un passato che appare lontanissimo, molte dure prove affrontate non senza paura, spesso sorrette dall’ incoscienza salvifica e dalla sola forza derivata dalla certezza di potercela fare ad elaborare avvenimenti come la morte di genitori, le separazioni, i cambiamenti di lavoro, le incertezze economiche, le malattie, i divorzi, le solitudini, la crescita dei figli in solitaria.
Il mio viaggio a ritroso aveva tutta l’aria di un romanzo ottocentesco, in cui la protagonista aveva la mia faccia, ma non ero io: quella immagine di donna risoluta e forte a battagliare con la sorte per trovare ogni giorno l’energia di affrontare nuove situazioni complicate, spesso senza uscita o con soluzioni creative, appariva molto diversa da quella provata dai segni, riflessa dal mio specchio dorato appeso sulla scala.
Cresciuta in atmosfera protetta ed ovattata non avrei mai, nemmeno per un attimo, pensato che la vita, nel suo divenire, mi sorprendesse e stupisse così tanto, riservandomi successive curiose e faticanti prove da superare e molte dispettosamente contemporanee.
Al viso stanco dell’instancabile combattente si sovrapponeva l’immagine del sorriso di mia figlia, diciottenne da qualche giorno, che da vera coach, tutte le volte che le forze mi venivano a mancare e piegavo alla solitudine o allo sconforto, trovava le parole giuste e sempre diverse per ricaricarmi e farmi tornare vigile e responsabile quando, alle sei e mezzo di ogni mattina mi alzavo, per affrontare, con speranza, curiosità e grinta, la nuova giornata.
Insieme abbiamo fatto parecchia strada e tanta ne resta ancora da fare, lei è diventata adulta senza che io abbia avuto il modo di fermarmi un attimo a riflettere sulla inesorabilità e la non reversibilità del tempo, occupate come eravamo tutte due a correre, risolvere, ragionare, capire, discutere, le sere concitate, durante la cena o la mattina presto, tra un viaggio e l’altro, in auto, mentre l’accompagnavo a scuola, in palestra o in piscina.
Non ce l’avrei mai fatta senza di lei, senza il suo sorriso, i suoi abbracci o le sue impuntature, senza le sue sbattute di porta, i problemi e le ansie dei suoi pernottamenti a casa delle amiche o le sue prime uscite serali, con ritorni ad orari obbligati e sempre comunque contestati che finivano inesorabilmente con “Questa è l’ultima volta!”.
La nostra società ha un socio forte al quale devo un ringraziamento per non aver mai mollato e avermi, con coraggio e determinazione, comunicato, con la forza e l’energia dei suoi anni, che non bisogna abbandonare mai e credere, sperare, pensare che le cose, in qualche modo, si risolvono perché sennò non ha un gran senso l’esistere, grazie Dì.
Seduzione nascosta
Magritte " Gli amanti"
domenica 26 agosto 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

2 commenti:
Vista da “lui”.
-----------------------------
Altro che Ferragosto ! Ogni giorno, ogni notte che Qualcuno manda in terra ad avvicendarsi penso alla mia condizione di quarantanovenne al bivio, legato e incatenato da un realtà al di fuori e aldilà della “normalità” corrente.
Con ciò vorrei esternare che sarebbe un grave errore psico-sociologico considerare il disagio di mezz’età (quale quello che è stato efficacemente descritto dalla comunicazione di Annamaria) prerogativa esclusiva del sesso femminile. Credete, in determinate situazioni è evento comune anche agli uomini; ed in tal caso è molto, ma decisamente molto peggiore da sopportare e gestire…
Per il momento preferirei chiudere qui, ripromettendomi ulteriori successivi interventi, se sarà il caso.
Complimenti (ma sono pleonastici e credo lei sappia anche perché...) alla Love Trainer per l’idea di questo blog. Ritengo che potrà andare molto, ma molto lontano. Il che dipenderà più da noi utenti che da lei, ovviamente.
Firmato: Abel Snorko.
Ho una figlia ormai adolescente e condivido molte delle ansietà di Anamaria. Però, a differenza della signora, ho cercato sempre di mantenere un mio angolo privato di amici ed interessi. Che mi aiuta a non farmi sentire da buttare vita a soli 50 anni. Cioè non mi sono gettata anima e corpo nella maternità. Errore? Penso di no, mia figlia mi vuole molto bene lo stesso ed io so che in lei troverò sempre un affetto sincero. Non voglio però che sia lei a pungolarmi anche se considerata la mia condizione di salute lo fa, inconsapevolmente.
catluc
Posta un commento